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Alfa Romeo Sport Prototipo, Alfa Romeo
view post Posted on 30/12/2008, 13:50Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 3/1/2010, 10:28


L'Alfa Sport Prototipo, nota anche Alfa Romeo Gruppo C o Alfa Romeo SE048, è una vettura da competizione realizzata nel 1992 dall'Alfa Romeo, per prendere parte al Campionato mondiale sport-prototipi, e fortemente legata al ritorno dell'Alfa Romeo, nel campionato mondiale di Formula 1.

In realtà quest'auto non ha mai preso parte ad una sola gara, ed è sempre rimasta al suo stato embrionale, per via del fatto che nel 1986, l'Alfa Romeo venne venduta dall'IRI alla Fiat, la quale (anch'essa in stato di crisi) ha modificato pesantemente i piani della casa di Arese, arrivando a cancellare il progetto dell'Alfa Sport Prototipo.

E' possibile osservare quest'automobile, presso il Museo Storico Alfa Romeo di Arese. Essendo tale, è esposta nella galleria dei prototipi, al primo piano interrato, assieme ad altre vetture che hanno fatto la storia del biscione, come ad esempio l'Alfa Romeo 155 V6 TI DTM o l'Alfa Romeo Tipo 33.

Inoltre va detto che attorno a questo mezzo, aleggia ancora oggi un'aria di mistero, per via della complessità costruttiva, delle raffinatezze tecnologiche e del modo di sfruttare le sinergie, all'interno del Gruppo Fiat.

In realtà il progetto dell'Alfa Sport Prototipo, prese piede nel 1985. Quell'anno l'Alfa Romeo, pose fine alla sua avventura in Formula 1 poiché i fondi a disposizione non erano sufficienti per continuare ad evolvere il motore turbo 890T, nonché la fallimentare monoposto 185T. Tra l'altro nello stesso mentre, perse uno dei migliori tecnici di Formula 1 di sempre, nonché storico ingegnere della casa, ossia Carlo Chiti.

A quel punto sull'onda del successo dei motori turbo a quattro cilindri, l'Alfa Romeo dirottò le sue risorse sul nuovo propulsore 415/85T, che avrebbe dovuto equipaggiare le auto della scuderia francese Ligier. La casa intendeva effettuare una ristrutturazione, rientrando gradualmente nella massima serie, prima come fornitrice di propulsori e poi in prima persona con la propria scuderia. Tuttavia non trovò nessun acquirente per il motore 415/85T, così abbandonò definitivamente il progetto turbo.

A quel punto iniziò a lavorare in una sola direzione, ossia interpretare al meglio i nuovi regolamenti emanati dalla FIA per il campionato di Formula 1, che prevedevano l'imposizione alle scuderie di utilizzare solo motori aspirati.

Il progetto del motore venne affidato all'Ing.Pino d'Agostino, che valutò fosse meglio utilizzare un propulsore V10, in luogo degli abituali 8 cilindri o 12 cilindri. Dando vita al primo motore di Formula 1 V10 della storia moderna, ma che, ironia della sorte, non ha mai equipaggiato una monoposto da Gran Premio. Era realizzato in due bancate, ognuna delle quali era un basamento a se stante, costruite con una lega di alluminio e silicio e realizzate per fusione in conchiglia. Ogni bancata chiaramente, disponeva di cinque cilindri. I cappelli di banco erano in duralluminio ed induriti con nikasil. I pistoni erano realizzati per stampaggio, e la parte al di sotto del cielo degli stessi era raffreddata da ugelli spruzza-olio, locati all'interno dei cilindri stessi. Disponeva di quattro valvole per cilindro, comandate da quattro alberi a camme in testa, con punterie idrauliche a recupero automatico del gioco. L'angolo tra le bancate era di 72°, il che consentiva di azzerare le forze del primo e del secondo ordine, mentre le coppie del primo e del secondo ordine, per quanto presenti, raggiungevano valori trascurabili, perciò non vennero utilizzati i contralberi di equilibratura, in modo da ridurre al minimo le masse.

Venne studiata anche una variante con cinque valvole per cilindro, ma in realtà quella definitiva era dotata di quattro valvole. In ottemperanza alle norme FIA di Formula 1, la cilindrata era di 3500 cc.

I primi test del motore al banco, misero in risalto la bontà del progetto, poiché da subito le potenze erano notevoli, ossia 583 cavalli, che arrivarono al valore di 620 e regimi di rotazione nell'ordine dei 10000 rpm. Inoltre venne evidenziato un livello di affidabilità notevole.

Tuttavia pare che questi progetti siano stati realizzati, in massima segretezza, al punto tale che nemmeno la Fiat sapesse cosa stava succedendo all'interno dell'Alfa Corse. Per non oscurare l'immagine della Ferrari (anch'essa di proprietà Fiat), la casa torinese decise che l'Alfa Romeo non avrebbe dovuto prendere parte al mondiale di Formula 1. Tuttavia cercò di non perdere gli sforzi dei tecnici del biscione.

Essendo l'Alfa Romeo in crisi, la Fiat pensò di farla tornare comunque alle competizioni, per restituirle la sua immagine sportiva, dirottando tutto sul progetto dell'Alfa Romeo 164 Pro-Car, un protitipo estremo con le sembianze dell'Alfa 164, che avrebbe dovuto correre nel campionato Production Car (mai disputatosi), col motore V10 progettato da d'Agostino.

Nello stesso mentre però, gli stessi tecnici impegnati nello sviluppo del V10, si stavano occupando della realizzazione dell'Alfa Sport Prototipo, progetto ancor più segreto degli altri già menzionati. Sostanzialmente visto il dieniego da parte della Fiat, per partecipare al mondiale di Formula 1, il reparto Alfa Corse pensò di riciclare il progetto per la vettura di Formula 1, per la realizzazione di un'auto del Gruppo C del mondiale sportprototipi.

La supervisione di questo progetto, era affidata all'Ing.Lunetta. La vettura utilizzava infatti, tecnologie di Formula 1, ancora oggi applicate alle monoposto da Gran Premio, ossia sospensioni a quadrilateri bassi deformabili, del tipo push-rod, un telaio monoscocca in fibra di carbonio e quattro freni a disco in carbonio realizzati dalla Brembo. La macchina venne testata a più riprese in galleria del vento, da cui si evinse un livello di competitività notevole, addirittura superiore a quello delle auto di Formula 1. A quel punto bisognava solo verificare la macchina con prove su pista, nonché la resistenza della cellula di sicurezza. Secondo la maggior parte delle fonti, ancora una volta la Fiat, scoprì cosa stavano architettando all'Alfa Corse.

Gli elevati costi di gestione del progetto e la volontà della Fiat di imporre la sua politica, posero fine a tutto. La casa del Lingotto, impose l'adozione di un motore a 12 cilindri il quale altro non era che un ex propulsore utilizzato dalla Ferrari in Formula 1 tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90. La versione con questo motore venne denominata Abarth SE048, a cui si deve la denominazione popolare (ma errata) di Alfa Romeo SE048 nei confronti dell'Alfa Sport Prototipo.

Per adottare questo motore, gli ingengeri dell'Alfa Romeo avrebbero dovuto modificare pensantemente il layout della scocca, così venne definitivamente abbandonato il progetto del Gruppo C, che nel 1992 venne presentato alla stampa, ma rimase solo e sempre una cavia di laboratorio.

Tra le varie voci che girano riguardo il progetto dell'Alfa Sport Prototipo, oltre alla segretezza del progetto e alla volontà della Fiat di non realizzarlo, pare che il motore V10 progettato da Pino d'Agostino, sia stato riciclato ed abbia dato vita al motore di Formula 1 V10 utilizzato dalla Ferrari, dal 1996 al 2005. Non per niente Pino d'Agostino è stato uno dei principali tecnici di Maranello proprio in quel periodo, impiegato tra l'altro nel reparto motori e contribuendo in modo fondamentale, soprattutto al ritorno al titolo del 2000 dopo un'astinenza di 21 anni.

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